23/05/2008
Mozione 3 - Un Nuovo Inizio per il Partito Socialista
Un nuovo inizio per il Partito Socialista
1. Il congresso del Partito Socialista sancisce la nascita di una nuova forza politica che vuole
partecipare alla ricostruzione della sinistra riformista e di governo. Noi siamo convinti che la
democrazia italiana abbia necessità di una forza politica di ispirazione socialista in grado di
interpretare il cambiamento nella direzione di una società più giusta e che sappia offrire una
prospettiva di profonde riforme istituzionali, sociali, economiche e culturali.
Il Congresso e la tornata elettorale del 13 e 14 aprile 2008 chiudono per i socialisti la fase
apertasi dopo il biennio 1992/1994. Una fase di vita difficile causata anche da un piccolo consenso
elettorale, dalla persistenza di una rete e di un debole insediamento territoriale, ma resa possibile
dalla ricostituzione di un centro di direzione politica dopo la diaspora iniziata nel 1993. Una fase
caratterizzata, in ognuna delle formazioni della diaspora socialista, da una debolezza della visione
strategica e politica. Una fase della quale ciascuno di noi porta le sue responsabilità.
Chiusi nelle diatribe identitarie del passato, amministratori di una rendita di posizione
derivante dalle necessità generali di costruire coalizioni ampie e da leggi elettorali che favorivano
questa soluzione, i gruppi dirigenti del movimento socialista hanno praticato una navigazione
tattica oscillando tra una linea identitaria ed un’altra proiettata nella ricerca di aggregazione con
altre forze riformiste. Una politica che è stata spesso incapace di costruire la propria
caratterizzazione su battaglie di largo respiro e di rilevanza nazionale.
2. La crisi dell’esperienza socialista si inserisce, oggi più che mai, nel quadro della crisi profonda
della sinistra italiana in tutte le sue componenti incapace di costituirsi agli occhi dell’elettorato
come una concreta alternativa di governo e, in generale, nel quadro europeo di una generale
difficoltà del movimento socialista e socialdemocratico.
La globalizzazione, con le sue opportunità e i suoi rischi, non ha ancora terminato di far oscillare e
indebolire i sistemi politico-istituzionali nazionali, di spingere verso profondi cambiamenti
economici e sociali alimentando paura nel futuro e populismo, richiesta di protezione e di leader
forti ed autorevoli. Una tendenza durevole, un diverso ciclo che si apre, una società polverizzata che
la cultura di destra ha interpretato e interpreta meglio delle sinistre tradizionali e di una sinistra dai
valori ondivaghi.
La debolezza di una forza socialista ha indotto a far prevalere nella sinistra italiana una tradizionale
cultura dell’autosufficienza, pratica non identificabile e riscontrabile con la tradizione popolare e di
massa delle socialdemocrazie europee e destinata, come è accaduto, a produrre pesanti sconfitte.
2
Le ultime tornate elettorali in Europa confermano un vento di destra e la difficoltà dei
socialisti. Ma nonostante le ultime prove elettorali negative in Germania e in Francia, i socialisti
rimangono maggioritari in molti paesi, e anche là dove, sconfitti, tornano all’opposizione,
mantengono il consenso vastissimo di 1 elettore su 3.
Anche la risicata vittoria della coalizione di centrosinistra e di Prodi nel 2006 (derivante
più dai meccanismi di riparto della Legge elettorale che dai voti popolari) non è stata letta nella
giusta luce nella speranza forse di poter, attraverso l’azione di governo, trovare successivamente la
sintonia con il Paese.
L’eterogeneità della coalizione prodiana, resa più evidente dal peso delle componenti post e
neo comuniste, dalle forti dissonanze sui temi economici e sociali e sulle grandi scelte di politica
estera e dai contrasti sui grandi temi inerenti l’etica e i diritti di terza generazione, è stata il
presupposto di un progressivo ed inarrestabile declino dell’idea stessa di Unione, minata nel Paese
ancor prima che in Parlamento. L’azione di governo si è quindi risolta in un lavoro quotidiano di
scarso respiro, incerto, confuso e contraddittorio, in quel tratto di “riformismo senza riforme” che
ha rappresentato la caratteristica saliente degli ultimi quindici anni della vita politica nazionale.
La crisi nella sinistra italiana trova quindi regioni in un deficit di progettualità e di politiche
riformiste, socialiste e democratiche.
3. La crisi dell’Unione e del governo Prodi, già evidente sin dall’autunno del 2007, ha
subito una forte accelerazione con la nascita del Partito Democratico e la scelta di una
leadership coabitante sancita dalle primarie che hanno incoronato Veltroni e con
l’invenzione del Partito del Popolo di un Berlusconi in quel momento in grandi difficoltà per
l’azione critica dei due alleati maggiori del centrodestra (AN e UDC).
I convergenti interessi tattici e strategici dei leader di PD e PDL hanno, in definitiva,
predisposto i passaggi politici successivi con l’interruzione anticipata della legislatura, il
ricorso alle urne, una nuova e diversa articolazione del quadro politico.
Tra il dicembre del 2007 e il febbraio 2008 si è prodotto in Italia un formidabile processo di
riallocazione di ceto politico, di ripensamento delle prospettive politiche senza che i socialisti ne
comprendessero le dinamiche e la portata. Chiusi in un inspiegabile attendismo e incapaci di dare
impulso alla nostra stessa prospettiva di costruzione di un nuovo soggetto partitico, ci siamo affidati
all’iniziativa prodiana nella convinzione che diluisse in tempi più lunghi la crisi e nella certezza che
niente potesse mutare quella logica di coalizione che dal 1994 in poi aveva caratterizzato le
competizioni elettorali.
3
Il responso delle urne si è incaricato di svelare quanto il Paese attendesse un chiaro segnale
di svolta. L’elettorato ha mostrato chiaramente di apprezzare l’opzione di una semplificazione del
sistema politico e della proliferazione di piccoli partiti, scegliendo decisamente i due partiti
maggiori. Ha scelto inoltre di premiare comunque il voto utile per coalizioni di governo con la sola
eccezione dell’UDC che, faticosamente, ha raggiunto la soglia per accedere alla rappresentanza con
il solo messaggio della salvaguardia dell’identità.
Severa è stata la sconfitta della Sinistra Arcobaleno che paga un prezzo altissimo
all’incapacità di dare concretezza e credibilità al progetto di unione e anche trasformando le
trasformazione delle tante sigle dell’antagonismo in una nuova sinistra alternativa con una seria
cultura di governo.
L’elettorato ha inoltre mostrato con chiarezza di gradire un composito governo di forze
omogenee, pragmatico e non ideologico. Un governo che, a partire dalle difficoltà delle famiglie, si
impegnasse per interventi concreti contro l’eccessivo carico fiscale, per una azione decisa sul
terreno della sicurezza, affrancato dal sospetto di un’eccessiva vicinanza e connivenza con i poteri
forti. Nell’ “addio alle armi” operato da PDL e PD (fine della propaganda anticomunista da un lato,
dell’antiberlusconismo ideologico dall’altro) è stato il PDL a raccogliere la maggiore fiducia di un
Paese che si è scoperto più povero, con minori speranze ed opportunità che nel passato, impaurito
dalla impetuosa e incontrollata crescita delle presenze “altre” e dal palesarsi di una società
multietnica e multiculturale che aggrava il senso di insicurezza collettivo.
4. Né PDL né Partito Democratico, tuttavia, sembrano rappresentare soluzioni definitive nel
processo di transizione verso un eventuale bipolarismo di stampo anglosassone. La diversa
tradizione e le articolazioni di natura politica che la caratterizzano, le tante fratture territoriali e
sociali, il riemergere di forti identità regionali e macroregionali, testimoniano che è ancora lontano
il punto di equilibrio per la creazione di un nuovo sistema politico-istituzionale e di una nuova
Repubblica.
Se la larga affermazione elettorale potrà facilitare il consolidamento del PDL quale unica
formazione, i temi della creazione di un partito che inglobi tutte le esperienze che si rifanno al
popolarismo europeo e che possa governare in autonomia anche da alleati con forte radicamento
territoriale nel Nord e che puntano alla creazione di un sistema federale forte con conseguente
riduzione dei poteri dello Stato centrale, sono aperti in un divenire da verificare e tutt’altro che
consolidati.
4
L’obiettivo del superamento di un modello di partito basato in larga parte sul carisma e le
capacità del leader per crearne uno radicato nella società, capace di selezionare classi dirigenti
locali e nazionali, rappresenterà una sfida formidabile nei prossimi anni.
Il “berlusconismo senza Berlusconi” è affidato alla capacità del leader di dare un futuro alla
propria opera ma anche a quella dei gruppi dirigenti nazionali e regionali di FI e AN di costruire
una solida e riconosciuta classe politica.
La sconfitta secca registrata dal PD e dal suo progetto politico dovrebbe indurre quel partito
ad una seria riflessione e, da parte nostra, dovremo creare le condizioni per aprire un dibattito sulla
crescita in Italia di una forza riformista che si collochi nell’alveo della cultura socialista.
Un dibattito dal quale il movimento socialista non può né deve astrarsi e nel quale deve
portare la forza di un pensiero critico, libero e di verità oltre alla forza di una tradizione culturale
fondata sui valori di giustizia sociale, di libertà e di fraternità e del pragmatismo orientato da valori
forti.
Il voto degli italiani si è incaricato di dimostrare che il progetto PD non è stato in grado di
rappresentare quella alternativa al centrodestra che veniva auspicata. Inoltre il PD non può
rappresentare da solo l’intero schieramento che si richiama ad una sinistra moderna, riformista e le
sue diverse culture. Pur svuotando elettoralmente – grazie anche alla campagna sul ‘voto utile’ - sia
la Sinistra Arcobaleno che il PS, inglobando i Radicali, il PD non guadagna che 161.000 voti
rispetto alla lista Uniti per l’Ulivo presentata nella competizione elettorale del 2006. Non cresce
nelle circoscrizioni del Nord né in quelle del Sud del Paese. Vince nelle sole regioni del Centro
Italia mostrando un insediamento territoriale che coincide sostanzialmente con quello storico del
vecchio PCI.
E’ fallito il tentativo di riannodare un solido rapporto con i settori produttivi e con le
popolazioni del Nord Ovest e del Nord Est, ricucendo le relazioni con i ceti medi e con la cultura
popolare che per anni si era identificata nelle culture socialiste, progressiste, avanzate.
Un’altra considerazione è relativa alla mancata crescita nel Sud del Paese dove pure il
centrosinistra e il PD governano in numerose regioni e territori. Al di là delle cattive prove di
governo offerte in regioni quali la Campania, il PD non è stato percepito dalle popolazioni del
mezzogiorno come un interlocutore affidabile per la creazione di un circolo virtuoso che porti allo
sviluppo economico, civile e sociale di un territorio che rischia seriamente di scivolare in un declino
irreversibile.
Tramontata l’ipotesi di dare vita ad un partito nazionale, il PD ha riscontrato quanto sia stata
debole la presunzione di autosufficienza che ha presieduto agli esordi e alla campagna elettorale del
candidato premier. La sconfitta ha inoltre riaperto per intero il dibattito sui tempi e le modalità di
5
costruzione del nuovo partito nonché sulla sua identità, il suo programma, la sua strategia
nell’immediato e nel futuro.
L’imminenza delle elezioni europee e la probabile adesione del PdL al Partito Popolare
Europeo obbligheranno il PD a sciogliere il nodo della sua appartenenza e non è avventato
prevedere che al suo interno potranno palesarsi ipotesi e prospettive diverse nonché ulteriori
sviluppi del progetto la cui direzione di marcia non sarà indifferente anche per il futuro dei rapporti
con i socialisti. E’ evidente che la nuova situazione politica determinatasi con la schiacciante
vittoria del PDL, l’ inedito bipolarismo italiano che va configurandosi, il rischio del persistere di
una opposizione al governo Berlusconi che resti frantumata e divisa, oltre che il palesarsi all’interno
del PD di una discussione politica confusa, dovrebbe indurre ad aprire un vero confronto fra tutte le
forze riformiste del centro sinistra, sulle cause della sconfitta e sulle prospettive future.
5. Il mancato ottenimento della rappresentanza parlamentare ma soprattutto l’esiguità del
risultato elettorale impongono ai socialisti di procedere da un lato a riannodare i fili
dell’organizzazione e dotarsi di un nuovo gruppo dirigente, dall’altro a ridefinire i caratteri
dell’identità socialista, i punti programmatici per il lavoro politico, la strategia d’azione.
Le dimissioni di Enrico Boselli – cui va il nostro apprezzamento per aver mantenuto in anni
difficili una posizione di autonomia dell’idea socialista – non vanno intese come assunzione
esclusiva di responsabilità per quanto accaduto ma come gesto responsabile che richiede sincero
rispetto e che spinge ad approfondire i temi ed i problemi legati al futuro del Partito e alla sua
ragione di esistere e alla sua prospettiva.
Ad un’Italia profondamente cambiata devono corrispondere differenti priorità dell’agenda
riformista e risposte non consuetudinarie.
La funzione dei socialisti e socialdemocratici non è diversa da quella esercitata in passato di
fronte ai ciclici mutamenti delle società moderne.
Interpretare i nuovi bisogni, presentare soluzioni realistiche.
Furono i socialisti ad intuire per primi che la società italiana stava perdendo velocemente i
connotati di una società di classe e di ceti per avviarsi a diventare una società di individui.
Ad intuire i riflessi che questa trasformazione produceva sulla coesione sociale, a registrare
l’obsolescenza degli assetti politico-istituzionali e costituzionali della repubblica uscita dal fascismo
e le insufficienze e i conservatorismi culturali della politica italiana anche a sinistra.
All’insieme di quelle intuizioni il PSI cercò di dare una risposta efficace, dando voce e
rappresentanza a quella parte dell’Italia che mal sopportava l’immobilismo.
6
Il PSI comprese, prima di altri, i prodromi di una crisi di sistema che si stava avvicinando con il
rapido cambiamento della situazione internazionale, ma non capì che nulla sarebbe stato come
prima.
Oggi tutto è cambiato. Ma immutate restano le esigenze e il bisogno di una profonda riforma
dello Stato, di un rinnovamento della società italiana, di una risposta ai bisogni e alle aspirazioni di
una gran parte dei cittadini che soffre di indigenza, di esclusione, di emarginazione. Al tempo stesso
ci si deve misurare con una distribuzione della ricchezza prodotta che ha creato un ristretto ceto
privilegiato che possiede enormi ricchezze.
Mai come oggi la società italiana risulta atomizzata e individualista. Mai come oggi sono disgregate
le relazioni sociali e comunitarie. Più in generale, mai come oggi cittadini e famiglie mostrano poca
fiducia nel futuro e necessitano di una politica che renda loro speranza ed opportunità.
Si deve onestamente riconoscere che dal 1994 ad oggi, nessuna delle coalizioni che si sono
alternate al governo del Paese ha mostrato la capacità di rispondere alle attese generali con una
politica riformatrice forte. La grevità della lotta politica, il peso esercitato dai tanti e contrapposti
interessi e poteri organizzati, ha di fatto bloccato ogni intervento teso a portare il sistema paese
nella nuova competizione internazionale e ha aggravato la sofferenza sociale di milioni di famiglie.
In questa debolezza riformatrice delle forze in campo, troviamo la ragione di esistere di un
PS rinnovato, di una forza d’innovazione capace di incalzare i protagonisti e di immaginare una
nuova, più completa, efficiente e piena democrazia .E’ proprio nella definizione di un progetto che individui i caratteri di una democrazia del
XXI secolo che possiamo rilanciare l’azione socialista.
Una democrazia governante che superi, con una profonda riforma, le incongruenze
dell’impalcatura istituzionale attraverso la sussidiarietà tra i diversi livelli, rilanciando unfederalismo serio e solidale che, attraverso il riordino e la messa a regime del sistema delle Autorità,
stabilisca presidi di controllo e sanzione dei comportamenti non legali. Che trasformi il moloch
burocratico in un servizio ai cittadini e alle imprese.
L’Italia ha bisogno di una democrazia economica compiuta che lascia libertà d’intrapresa,
che aiuta il mercato a creare ricchezza ma non dimentica i consumatori e il potere d’acquisto delle
famiglie, la tutela dei risparmiatori e dei piccoli azionisti, il lavoro e le opportunità per le giovani
generazioni.
Ha bisogno di un sistema dell’informazione non dipendente dalla politica o dai grandiinteresse economico-finanziari.
L’Italia ha bisogno di una democrazia solidale che offra aiuto concreto a chi ha bisogno e
chiama tutti gli altri alla responsabilità.
7
Ha bisogno, infine, di un sistema scolastico e della formazione migliore di quella attuale che
superi l’idea esclusiva della socialità per divenire fucina di saperi e pietra angolare, attraverso la
selezione dei talenti, del futuro dei singoli e della comunità nazionale.
Per dare gambe a questo progetto avremo bisogno di un nuovo partito ma anche di un
partito nuovo come modello organizzativo e capacità d’azione.6. Il Partito Socialista che nasce oggi, nasce per volontà di coloro che si sono iscritti
proveniendo da storie ed esperienze diverse e nasce come proposta aperta al contributo di tutti quei
cittadini che credono in uno Stato laico e libero.
Un partito che dovrà essere federativo e federale, costituito da iscritti, associazioni e circoli
che chiederanno di farne parte, fondato sul principio delle pari opportunità, capace di far convivere
e partecipare quanti vi aderiscono su base individuale o collettiva e al tempo stesso capace di
esprimere realtà territoriali, economiche, sociali e culturali dell’Italia delle città e delle regioni. Un
partito protagonista delle battaglie di rinnovamento della democrazia italiana.
Un Partito aperto ed inclusivo che selezioni una nuova leva di quadri sulla base della
capacità e dell’iniziativa politica, del consenso elettorale e sociale; un partito che rimuova gli
ostacoli che tuttora si frappongono ad una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita e
alla direzione politica e che si ponga come obiettivo la qualificazione paritaria della rappresentanza
democratica nelle istituzioni.
Un partito forte ed autorevole al centro ma ugualmente forte ed autorevole nelle comunità
locali, chiamate a svolgere un ruolo nuovo e più efficace.
Un Partito che favorisca e moltiplichi i momenti di dibattito interno e di contaminazione con
le esperienze sociali. ‘Forum tematici permanenti’ e ‘Conferenza programmatica annuale’ sono,
insieme allo strumento delle ‘Primarie delle Idee’, alcune delle innovazioni da introdurre subito
nella pratica e nelle regole di vita del Partito.
Occorre dare vita ad ‘iniziative editoriali’ che rafforzino la comunità socialista e parlino al
Paese, così come occorre creare una ‘Fondazione culturale’ che possa sviluppare analisi sulla realtà
economica e sociale, produrre rapporti sull’andamento del Paese, elaborare ipotesi di politiche
pubbliche da sottoporre al dibattito interno del Partito oltre che salvaguardare il patrimonio ideale di
un secolo di storia.
A promuovere il rilancio delle attività, attraverso il doveroso e rapido Congresso, occorre
chiamare un nuovo gruppo dirigente e un nuovo segretario che punti sulla collegialità e il continuo
contatto con le realtà territoriali regionali, che si muova con la creatività necessaria a far percepire
l’esistenza e il tentativo di rinnovamento del PS e della sinistra italiana.
8
Il segretario e il nuovo gruppo dirigente dovranno chiamare a raccolta le forze intellettuali
migliori, interne ed esterne al partito, al fine di elaborare il “Manifesto dei Principi e delle Ragioni
di una forza socialista che agisce nell’Italia del XXI Secolo”.
Le responsabilità interne si articoleranno in due filoni: incarichi di natura politicoorganizzativa
ed incarichi di settore che ricalcheranno la suddivisione dell’attività del Governo.
7. Il Congresso sancisce la nascita di un partito nuovo.
Il Partito Socialista è parte del P.S.E., del Gruppo Socialista al Parlamento Europeo,
dell’Internazionale Socialista e fonda la propria azione sui valori, i principi e le idee del socialismo
democratico del riformismo socialista e del liberalsocialismo. Un partito del lavoro e delle libertà.
Un partito che difende la laicità. Un partito di donne e di uomini. Un partito che crede nella
partecipazione e nella responsabilità. Un partito che lavori per la pace e per la sicurezza. Un partito
che promuova un governo democratico della globalizzazione e che promuova la cooperazione
internazionale. Un partito che punti sull’innovazione e sul merito. Un partito del socialismo
europeo.
Il P.S. sarà aperto a patti federativi con associazioni, movimenti e partiti laici e di stampo
liberaldemocratico che si muovono nell’orizzonte del centro-sinistra, si confronterà con tutte le
forze di opposizione al Governo in carica, sarà pronto a discutere a livello locale, sulla base dei
programmi, con i partiti di segno regionale.
Primo compito del gruppo dirigente sarà quello di sottrarre il partito al pericolo
dell’isolamento, per contribuire alla costruzione di una sinistra riformista credibile.
Possiamo farlo sia interpretando il cambiamento della società italiana, sia dando certezza ai
nostri militanti sul ruolo che il partito intende assumere, nella convinzione che tanto più sapremo
vivere nelle relazioni con la società e tanto più la nostra azione potrà affermarsi ed essere
convincente.
A tal fine riteniamo irrinunciabile l’autonomia socialista basata sull’organizzazione e
sull’identità di principi e valori modernamente interpretati.
Al tempo stesso riteniamo che l’autonomia per sopravvivere ed essere politicamente feconda
ha bisogno di essere coniugata con il tema delle alleanze guardando con attenzione ai cambiamenti
già avvenuti e a quelli in atto nell’attuale contesto del sistema politico ed elettorale.
I Socialisti saranno il partito della inclusione sociale, della valorizzazione del talento e del
riconoscimento del merito, della creatività intesi come leva per far ripartire l’ascensore sociale
bloccatosi negli anni Novanta.
9
La prima campagna si occuperà del ‘lavoro precario e delle tutele per quanti hanno una
occupazione senza godere di nessuno dei diritti fondamentali dei lavoratori.
La tutela dei valori della laicità dello Stato e la difesa della separazione tra Stato e Chiesa
devono accompagnarsi ad una più efficace declinazione delle libertà individuali già godute nella
maggior parte degli Stati europei.
Il tema dei ‘diritti di terza generazione occuperà dunque una parte rilevante della nostra
agenda.
Nuovi diritti da includere intanto negli Statuti delle Regioni: dal riconoscimento delle
diverse forme di famiglia al diritto alla conoscenza, alla formazione, alla piena libertà di ricerca.
I Socialisti punteranno sulla scuola pubblica legandola alla responsabilità ed al merito, nella
quale siano misurabili i risultati di apprendimento degli studenti e la professionalità degli
insegnanti.
I Socialisti faranno della ‘questione sicurezza’ e della giustizia uno dei punti cardinali della
loro iniziativa a cominciare dalle giunte locali nelle quali portano responsabilità di governo.
I Socialisti organizzeranno una specifica campagna per rendere effettiva la parità di genere.
Promuoveranno nelle istituzioni leggi tese a rimuovere quegli ostacoli che penalizzano le donne nel
mondo del lavoro e della politica e faranno proprio il Rapporto 2006 sull’Uguaglianza tra Donne e
Uomini varato dalla Commissione Europea.
I Socialisti esprimono fino da ora la loro opposizione alla introduzione forzosa del
bipartitismo attraverso la modifica delle leggi elettorali esistenti a partire dalla normativa per
eleggere i parlamentari europei.
I Socialisti parteciperanno al confronto per la definizione dei contenuti di quelle riforme
istituzionali, a cominciare dalla riforma costituzionale, che si ritengono più urgenti per superare la
crisi di sistema in cui versa l’Italia.
In questa direzione, avanzeremo ai Presidenti di Camera e Senato la richiesta di partecipare
a quegli incontri politico-istituzionali nei quali verrà disegnato lo scenario istituzionale prossimo
venturo.
Il nuovo Partito, nel segno del rinnovamento e della discontinuità, dell’autonomia e
dell’unità interna, assumerà queste iniziative all’indomani della sua costituzione ricercando tra le
forze politiche e sociali le dovute alleanze, campagna dopo campagna, e si aprirà al confronto
innanzitutto con i partiti che sul piano programmatico ne condivideranno le proposte.
Incalzerà il Partito Democratico nella sua collocazione europea e nelle sue scelte nazionali e
locali perchè sciolga le sue ambiguità in Europa e perchè la ‘vocazione maggioritaria cui si ispira
10
non significhi persistere in una sterile autosufficienza, tanto più negativa se proiettata nelle
prossime scadenze elettorali amministrative.
Stabilirà forme di confronto con quelle forze politiche della sinistra non massimalista e di
governo quando fuoriusciranno dalla cornice della Sinistra Arcobaleno.
Stabilirà forme di confronto e di collaborazione con le altre formazioni politiche e culturali
di ispirazione laica, liberale e ambientalista.
L’obiettivo più urgente a breve termine è quello di rinnovare la nostra delegazione al
Parlamento Europeo ed al contempo quello di rilanciare fino dalle elezioni amministrative del 2009,
la presenza di una forza socialista nelle istituzioni, alimentando la politica dell’autonomia
innanzitutto con alleanze elettorali tra riformisti.
I presentatori di questo documento propongono Riccardo Nencini Segretario nazionale del Partito
Socialista.
Primi firmatari della mozione “Un nuovo inizio per il Partito Socialista”
Riccardo Nencini, Gavino Angius, Giuseppe Albertini, Rapisardo Antinucci, Alessandro
Battilocchio, Franco Benaglia, Roberto Biscardini, Enrico Buemi, Tommaso Casillo, Emidio
Casula, Vittorio Craxi, Giovanni Crema, Gianni De Michelis, Lello Di Gioia, Marco Di Lello,
Raffaele Gentile, Ada Girolamini, Gerardo Labellarte, Giacomo Mancini, Maria Rosaria Manieri,Biagio Marzo, Alberto Nigra, Angelo Piazza, Gianfranco Schietroma, Valdo Spini.
13:40
Scritto da : mannid
in Mozione Nencini Angius | Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| OKNOtizie |
Facebook
